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© Mario Mandici Le caridine davidii e cantonensis Tutto quello che dovreste sapere per un allevamento consapevole Parte 1 Le caridine hanno conquistato nell' ultimo decennio sempre più appassionati per i loro colori, per la facilità con cui si riproducono fatta eccezione per la caridina multidentata e per la curiosità che ci spinge verso nuove forme di vita da tenere in acquario.  Un altro aspetto che coinvolge l' appassionato è il nuoto dei maschi in amore che iniziano delle vere e proprie danze e altro aspetto da non sottovalutare è la possibilità di lasciarle sole per diversi giorni liberandoci dal problema legato alle vacanze purchè vengano adottati particolari accorgimenti che saranno oggetto di trattazione in questo articolo.  Delle tante specie ne tratterò due, quelle che maggiormente attirano l'attenzione di chi si vuol cimentare con questi piccoli ed interessanti animaletti: le cardine davidii e le caridine cantonensis (logemanni). Smarchiamo immediatamente...

Biofilm

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  Biofilm            - di Mario Mandici  Tutti gli acquariofili almeno una volta nella loro esperienza con questo hobby avranno osservato nei loro acquari la formazione di schiuma o un di un sottile film che ricopre l’intera superficie dell’ acquario con una colorazione che a secondo dell’ angolazione visiva può andare dal bianco argenteo all’ iridescente . Questo è il biofilm, un film sottile presente sulla superficie dell’acqua dell’acquario causato dall’accumulo di proteine derivanti da rifiuti organici.  Praticamente si tratta di aggregati batterici bloccati in una matrice formata prevalentemente da sostanze polimeriche extracellulari. Grazie ad essa i batteri si sostengono mentre crescono sulla superficie dove hanno più facilmente accesso all’ossigeno e ai nutrimenti. Infatti molti microrganismi come lieviti, batteri dipendenti dall’ossigeno e le stesse alghe preferiscono questa zona di transizione perché le condizioni di vita sono...

Il mio approfondimento sulla riproduzione di Pseudomugil luminatus

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  UN’ESPERIENZA INCREDIBILE   Il mio approfondimento sulla riproduzione di Pseudomugil luminatus di Annamaria Sannazzaro  Faccio sempre molta fatica a prendermi sul serio quando parlo di pesci ed acquari, e mi meraviglio se mi chiedono di scrivere in merito alle mie esperienze acquariofile: perché sono una neofita (ho acquari da due anni e mezzo e devo ancora imparare tanto), non ho un titolo, ma sono una semplice appassionata che ha studiato tutt’altro nella vita. E che mai avrebbe pensato di vivere un’esperienza del genere, né tanto meno di replicarla. Io che, a parte me stessa, prendo tutto molto sul serio, sono rimasta col naso incollato alla mia vaschetta, incredula ed estasiata. Per molti sono solo pesci. Per me sono esserini magnifici. Ed eccomi, dunque, qui, a scrivere su questa esperienza con la riproduzione di Pseudomugil luminatus.   Come si fa? Come si passa da questo: Uovo pronto alla schiusa: è possibile distinguere chiaramente l’occhio al...