UN’ESPERIENZA INCREDIBILE
Il mio approfondimento sulla riproduzione di Pseudomugil luminatus
di Annamaria Sannazzaro
Faccio sempre molta fatica a prendermi sul serio quando parlo di pesci ed acquari, e mi
meraviglio se mi chiedono di scrivere in merito alle mie esperienze acquariofile: perché
sono una neofita (ho acquari da due anni e mezzo e devo ancora imparare tanto), non ho
un titolo, ma sono una semplice appassionata che ha studiato tutt’altro nella vita. E che
mai avrebbe pensato di vivere un’esperienza del genere, né tanto meno di replicarla.
Io che, a parte me stessa, prendo tutto molto sul serio, sono rimasta col naso incollato
alla mia vaschetta, incredula ed estasiata. Per molti sono solo pesci. Per me sono
esserini magnifici.
Ed eccomi, dunque, qui, a scrivere su questa esperienza con la riproduzione di
Pseudomugil luminatus.
Come si fa? Come si passa da questo:
Uovo pronto alla schiusa: è possibile distinguere chiaramente l’occhio all’interno
A questo?
Con molta pazienza, dedizione, tempo, e qualche piccolo accorgimento.
Vi racconto com’è andata...
LA PRIMA VOLTA
Fu un caso. Avevo da qualche mese in vasca un gruppetto di nove esemplari già adulti, e
durante un cambio mi accorsi che c’era un esserino minuscolo sul pelo dell’acqua, tra
le piante.
Decisi di isolarlo, ed ebbi l’idea di mettergli un po’ di muschio nella vaschetta, in modo
che potesse trovare infusori e microrganismi di cui nutrirsi, nell’attesa che mi
organizzassi in tal senso.
Piazzai un riscaldatore e lo impostai sui 24°C (che poi alzai a 26°C): era pieno inverno,
l’acqua non era molta ed era facile che si raffreddasse troppo. Ma c’è un’altra ragione
importante: col calore, i pesci accelerano il metabolismo, quindi crescono (ed
invecchiano) più velocemente, ed io avevo necessità di farli crescere il più in fretta
possibile.
Nell’arco delle ore/giorni successivi, da un avannotto, passai ad averne una decina: era
evidente che col muschio mi ero portata dietro le altre uova, che non avevo visto!
Prima lezione: Pseudomugil depone volentieri in mezzo al muschio.
Ci misi qualche altro giorno a reperire cibo che gli avannotti potessero mangiare: non
avevo mai visto dei piccoli, così piccoli! Fino a quel momento, a parte i soliti guppy, avevo
riprodotto in vasca di comunità i Mikrogeophagus altispinosus, e, per quanto piccoli, loro
riuscivano da subito a nutrirsi di naupli di artemia.
Questi invece erano davvero minuscoli, e con i naupli sarebbero rimasti a bocca
asciutta...
Tirai fuori il coniglio dal cilindro: non ricordo perché, ma avevo un flacone di un liquido a
base di artemia, creato appositamente per avannotti, e decisi di temporeggiare con
quello: poche gocce, lo usai nella prima settimana/ dieci giorni, nutrendoli 4 volte al
giorno. Avevo guadagnato un po’ di tempo: i piccoli erano ancora tutti i vivi.
Nel frattempo, mi procurai un inoculo di anguillole dell’aceto, ed iniziai una coltura: in
poco tempo mi ritrovai la bottiglia piena e non appena i piccoli furono in grado, iniziai ad
alternarlo al liquido a base di artemia, finché non lo sostituii del tutto. Venne poi la volta
dei microworms, che nel frattempo ero riuscita a farmi spedire.
In questa foto, gli avannotti sono già cresciuti un po’, eppure sono molto più piccoli
anche della lumaca!
In seguito, il cibo per eccellenza furono i naupli di artemia appena schiusi.
Un’alimentazione del genere, così proteica, permette loro di crescere velocemente, e di
assumere già i primi colori.
Avannotto di pochi giorni.
Avannotto di un mese, (circa 1,5cm), alimentato con naupli di artemia, e dalla tipica colorazione aranciata.
Un altro aspetto fondamentale nell’accrescimento, è la pulizia dell’acqua: sono esserini
davvero piccoli, e non sono in grado di sopportare né nitrati e tantomeno nitriti. Il cambio
d’acqua quotidiano, a mo’ di sacro rito, è d’obbligo.
I miei metodi con i cambi d’acqua sono sempre
piuttosto rudimentali ed arrangiati, non avendo
una fishroom attrezzata né una stanza adibita
allo scopo. La cosa importante è però fare in
modo che la nuova acqua arrivi in vasca goccia
a goccia, per evitare sbalzi di pH, a cui
generalmente gli avannotti sono molto più
sensibili: motivo per cui mi munii di un
deflussore per flebo, dal costo di pochi
centesimi in farmacia. In foto è ritratto un
cambio prima che acquistassi il deflussore:
regolavo il flusso stringendo il tubicino con un
elastico. Funziona, ma bisogna stare un po’ più
attenti nella regolazione.
Questi sono, essenzialmente, i passaggi e gli
accorgimenti necessari: alimentazione, cambi
sostanziosi (io facevo e faccio tuttora il 50%) e
molto lenti, con acqua presa dalla vasca
principale (in essa si trovano spesso
microrganismi e micro alghe di cui gli avannotti
possono nutrirsi) ed alla stessa temperatura.
LA MIA SECONDA VOLTA.
La seconda volta che ho riprodotto
Pseudomugil luminatus, sono stata più preparata, e non mi sono fatta prendere dal
panico: sapevo già cosa fare e come fare.
E soprattutto, mi sono attrezzata in modo da riuscire a trovare il maggior numero di uova
possibile, considerando che un certo tasso di mortalità deve essere sempre messo in
conto: ho posizionato nella vasca degli adulti un paio di mop in lana acrilica, in quanto li
usano come substrato per la deposizione.
Estraendo giornalmente il mop, sono riuscita
a raccogliere molte più uova. Le femmine non depongono tante uova
contemporaneamente, ma lo fanno in più volte, per cui è altamente probabile trovare
uova per diversi giorni consecutivi.
Le uova sono piccole e dorate, appena deposte. A mano a
mano che si forma l’embrione al loro interno, inizieranno a
scurirsi.

Nel fare questo lavoro di separazione delle uova dal mop, ho potuto assistere in diretta alla schiusa di una di esse! Nella foto, si vede la testa dell’avannotto ancora con il sacco vitellino. Il resto del procedimento è stato identico alla prima volta, ma affrontato con più tranquillità e consapevolezza.
Come in tutte le cose, ci sono più approcci e più soluzioni ad una data situazione. L’ideale per me sarebbe stato riuscire ad ottenere non solo la riproduzione in vasca, ma anche l’accrescimento degli avannotti. Con una vasca già matura come la mia probabilmente alcuni sarebbero riusciti a sopravvivere, e la soddisfazione sarebbe stata comunque la stessa.
Nel mio caso ho optato però per l’ottimizzazione: ho cercato di avere più uova, più piccoli, poiché Pseudomugil luminatus è un pesce a rischio estinzione (inserito in lista rossa IUCN), dall’aspettativa di vita piuttosto breve, e non ho voluto correre nessun rischio.
In un caso e nell’altro, sarà comunque una bellissima esperienza per chiunque farà il tentativo.
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