“Ichthyophthirius multifiliis”: la malattia dei “puntini bianchi” - Di Alessandro Arnone
Uno tra i problemi che più
frequentemente si ritrova a fronteggiare l’acquariofilo, specie se inesperto, è
certamente quello causato da “Ichthyophthirius
multifiliis” (Ich), un protozoo ciliato ectoparassita (opportunista o
ectocommensale) dei pesci d’acqua dolce che, a causa della rapidità del suo ciclo
vitale, se non trattato tempestivamente e correttamente può portare alla morte
della fauna presente in vasca.
Classificazione, descrizione
morfologica, studi
È un ciliato olotrico, classe
Oligohymenophora, sottoclasse Hymenostomata, ordine Hymenostomatida, sottordine
Ophryoglenina, famiglia Ichthyophthiridae.
Il parassita, visto al
microscopio, presenta un corpo rotondo o ovoide, la bocca piccola e file
longitudinali di ciglia sulla superficie del corpo, convergenti all'estremità
anteriore (Pillay, 1990). Ha un grande macronucleo a forma di ferro di cavallo,
un piccolo micronucleo e molti vacuoli contrattili; può avere un diametro fino
a 1000 μm;
Ichthyophthirius multifiliis
A-Photomicrograph (50x) B-Camera lucida drawing dv= digested vacuole; ma=
macronucleus; mi= micronucleus
L’Ich infetta un'ampia gamma
di specie di pesci d'acqua dolce in acquacoltura, causando gravi perdite anche
economiche all’economia del settore; le risposte immunitarie adattive e innate
a I. multifiliis sono state ampiamente studiate in molti pesci, tra cui trota
iridea, pesce gatto, carpa, pesce zebra e pesce rosso, per comprendere le
risposte del sistema immunitario contro i parassiti protozoi. (Jørgensen, 2017
- Zhao et al., 2013 - Gonzalez et al., 2007 - Christoffersen et al., 2017 -
Cross e Matthews, 1993 - Graves et al., 1985). Questi risultati indicano che
l'infezione da I. multifiliis induce infiammazione e attiva le risposte
immunitarie innate dell'ospite.
La guarigione dall'infezione
può comportare un'immunità a medio/lungo termine (Burgess e Matthews, 1995 -
Dickerson, 2006).
Ciclo vitale
La velocità del suo ciclo
vitale completo è influenzata dalla temperatura e dura circa 7 giorni ad una
temperatura di 25°C. Temperature inferiori rallentano il processo, mentre
quelle più alte lo accelerano. Dai 20 ai 25° il range “ottimale” per la proliferazione
del parassita.
Tutti gli stadi dell'organismo
sono ciliati.
-
Il “Teronte” (forma libera del
parassita) penetra attraverso il muco e invade l'epitelio della pelle e delle
branchie.
-
Muta in “Trofonte” , che si nutre e
cresce fino a raggiungere un diametro di 800-1000 μm e si muove attivamente
all'interno dell'epitelio. Se le difese immunitarie del pesce proveranno a
combattere il parassita senza successo, questo completando la trasformazione
diventerà inattaccabile per tutto il resto del ciclo. Il puntino bianco che si
vede sulla livrea infatti, è proprio il frutto della reazione immunitaria.
Durante
questa seconda fase, il protozoo si alimenta del sangue dell’ospite e si
sviluppa, accumulando sostanze nutritive per le fasi successive.
-
Il parassita esce dal pesce sotto forma di “Tofonte”
maturo, che produce una ciste protettiva e si insedia nel substrato; qui si
divide internamente per formare mediamente 500-1000 cellule figlie, i “Tomiti”
(ricordiamo, partendo da un singolo parassita, motivo per cui la seconda e la
terza ondata risultano devastanti per gli ospiti)
-
I “Tomiti” si solleveranno in acqua per
cercare ospiti da infettare (entro poche ore, altrimenti muoiono), facendo
ripartire il ciclo.
Life-cycle of Ichthyophthirius multifiliis. 1) Infective theronts released from cyst. 2) Parasitic trophont stage. 3) Exiting tomont. 4) Cyst. 5) Dividing tomites within cyst.
Come riconoscere ed affrontare l'infezione
L’infezione da Ich è
conosciuta come "malattia dei puntini bianchi", poiché l’infestazione
del parassita può essere individuata ad occhio nudo per le macchioline bianche
di circa un mm di diametro distribuite sul corpo e sulle pinne quando questo si
trova nella fase di Trofonte, quella di alimentazione del parassita. In realtà,
come vedremo, il Trofronte agisce nell'epidermide e non in superficie. L'intero
corpo dell'organismo è ricoperto da ciglia mobili, responsabili della sua
motilità sia in acqua che all'interno del tessuto epiteliale ospite.
Prima di “affrontare” questo problema indesiderato nelle nostre vasche è molto importante conoscere caratteristiche e ciclo vitale del parassita, affinché le procedure messe in atto e le cure prestate siano realmente efficaci e risolutive.
La scelta del trattamento dovrebbe
tenere conto di diversi fattori: specie di pesci colpita, dimensioni
dell’acquario, presenza di piante…tutti fattori che possono indirizzare verso
la migliore scelta terapeutica), ecc.
Più soluzioni infatti possono
essere prese in considerazione per contrastare la patologia: a titolo
esemplificativo, risultano efficaci formalina, verde malachite, rame, blu di
metilene, cloruro di sodio, ecc.
I sintomi principali sono:
- All’esordio appaiono alcuni puntini bianchi sulla livrea del pesce, che inizialmente sono pochi e spesso collocati nella zona della pinna caudale e sulle metà posteriore.
- respirazione accelerata, a causa dei danni alle branchie che impediscono una respirazione ottimale. Il parassita vive nell'epidermide della pelle e delle branchie (Ewing e Kocan, 1992).L’Ich danneggia cute e branchie dell’ospite favorendo inoltre l’insorgenza di infezioni secondarie (come documentato nei loro studi anche da Xu et al. (2014).
- scatti improvvisi del pesce con sfregamento della livrea su piante ed arredi
- inappetenza
- alterazioni comportamentali
- improvviso abbassamento della temperatura dell’acqua
- scarsa qualità dell'acqua
- alti livelli di materia organica in decomposizione
- elevata densità di allevamento
- stress da “manipolazione”, trasporto inadeguato, errato ambientamento
- Alimentazione inadeguata dei pesci.
- Mancato/errato utilizzo del riscaldatore per i pesci che necessitano di temperature superiori a quelle ambientali delle nostre latitudini.
Cause più frequenti di insorgenza
Tra i vari fattori considerati favorevoli al parassita vi sono:
Evoluzione della patologia
- esordio:
Come detto in precedenza,
sulla livrea del pesce infettato si potranno notare puntini bianchi che, nell’arco
di 24 h spesso spariscono.
- seconda ondata
Non far caso a questo esordio
o cadere nell’errore di credere che il problema sia rientrato può avere pesanti
ripercussioni: entro qualche giorno (48/72 H), i puntini ricompaiono molto più
numerosi, e soprattutto li troviamo anche su altri pesci.
I più colpiti, di solito, sono
della stessa specie del primo; ma non è sempre così.
Durante questo secondo attacco, cominciamo a vedere gli effetti della malattia anche sul comportamento del pesce: chiusura delle pinne, scatti improvvisi, sfregamento contro gli arredi, lunghi periodi di immobilità vicino al fondo… Questi sintomi potranno variare a seconda della specie colpita.
Spesso molti ospiti superano
anche questa seconda “ondata”, che sparisce da sola come la prima.
https://www.semanticscholar.org/
- Terza ondata
Il terzo ciclo è quello letale
per i primi esemplari colpiti, seguiranno nella stessa sorte gli altri (in particolare
della stessa specie) per l’elevatissimo numero di parassiti a questo punto presenti
in acquario, e solo perché sono stati attaccati nelle ondate successive alla
prima.
il ciclo quindi, ricomincia da
capo e sempre più devastante, finché ci sono pesci in vasca.
Come prevenire
Seppure il parassita è, come
altri patogeni, presente in vasca, in una situazione ottimale di gestione, le
difese immunitarie dei pesci saranno l’unica arma che servirà per evitare
malattie.
Un pesce che vive in un contesto
adeguato, con valori chimici corretti ed in assenza di fattori di stress ed
alimentato in maniera varia e corretta non verrà mai sopraffatto dall’Ich.
Ma è anche vero che una
procedura errata messa in atto dall’acquariofilo può determinare un
indebolimento del pesce e delle sue misure di difesa, aprendo la strada al
parassita: un cambio d’acqua errato, un trasferimento, un repentino sbalzo di
temperatura, valori chimici non idonei alla specie…
Quali sono i pesci più
soggetti alla patologia?.
Le specie amazzoniche in
particolare, quelle che vivono in acque acide, sono particolarmente esposte a
questa patologia, perché adattati a vivere in acque molto acide dove il
protozoo non potrebbe sopravvivere, non hanno sviluppato difese immunitarie in
grado di contrastarlo.
Possibili rimedi e terapie
Intanto è importante riconoscere
prima possibile il problema ed intervenire immediatamente.
Uno dei rimedi consigliati e la termoterapia, che però non sempre basta a debellare il parassita, perchè se non attuata nella primissima fase, che però dura poche ore, non è efficace. Una volta sviluppatosi il Trofronte questo sarà praticamente invulnerabile e si moltiplicherà in poche ore. Inoltre da tenere in considerazione che temperature così elevate sono mal tollerate da molte specie (magari già debilitate dal parassita).
La procedura consiste nell’aumentare
gradualmente la temperatura a 30° creando in vasca un forte movimento in acqua
che renda la vita difficile al Teronte in cerca dell’ospite (non sono bravi
nuotatori). La durata del trattamento è indicata in una settimana.
Il meccanismo di azione di
tale terapia si basa sul concetto che il calore accelera il metabolismo del
parassita, riducendo la durata complessiva del ciclo e, soprattutto, quello
della ricerca di un ospite portando la durata della fase infettiva a pochissime
ore.
L’inserimento dell’areatore (o
più areatori a seconda del volume della vasca), nonché eventualmente di pompe
di movimento ben orientate, ha lo scopo di muovere l’acqua dal basso verso l’alto
rendendo quindi difficile nuoto e attecchimento del parassita.
In aggiunta è consigliato tenere spente le luci: il Teronte percepisce solo ombre, non ha una “vista” definita e tale circostanza, in aggiunta alla corrente creata dagli areatori, rende la ricerca dell’ospite ancora più difficoltosa.
Il sale, altro metodo
utilizzato da alcuni acquariofili, risulta efficace solo ad elevati dosaggi (7/8
gr./L) e per un lasso di tempo prolungato, non meno di 7/10 giorni, condizione questa non
tollerabile da molte specie che normalmente ospitiamo..
La terapia farmacologica
Nella maggior parte dei casi
però, la procedura appena descritta risulta inefficace, proprio per la
difficoltà di riconoscere il problema nella primissima fase ed intervenire
tempestivamente (parliamo, come si diceva, di poche ore)
Quando la malattia è già in
fase avanzata e si manifesta in maniera evidente è indispensabile utilizzare
appositi farmaci e trattare tutta la vasca.
Se individuata in tempo ed in
un numero molto limitato di esemplari, sarebbe possibile isolare questi ultimi
in vasca di quarantena e trattarli fino a completa guarigione. Solo dopo aver
ripreso “le forze”, per non rischiare una ricaduta, sarebbe possibile reinserili nella vasca
principale. Il vantaggio è naturalmente quello di preservare i batteri “buoni”,
il rischio, elevato, è quello di non risolvere il problema definitivamente.
La soluzione ottimale è quella
di trattare tutto l’acquario mettendo il
filtro a girare in un secchio per tutto il tempo del trattamento con acqua
prelevata dalla vasca, o di estrarre i cannolicchi e metterli immersi in un
contenitore con movimento indotto per
ossigenare e mantenere vivi i batteri.
Molto importante l’aggiunta di
batteri, possibilmente vivi (quelli da frigorifero), in occasione del successivo
necessario cambio abbondante di acqua ed in quelli immediatamente successivi.
Per decenni il rimedio più
utilizzato in acquariofilia ed acquacultura è stato il Verde Malachite, oggi
vietato in libera vendita in quanto classificato come cancerogeno.
Oggi è utilizzato in quantità
ridotte nei medicinali ad uso ittico.
La maggior parte dei prodotti
chimici anti-ich contiene formaldeide, verde malachite, solfato di rame, una
combinazione di formaldeide e verde malachite, o una combinazione di solfato di
rame e verde malachite.
Altra sostanza utilizzata per
le sue proprietà antibiotiche è il Blu di Metilene, che però non è altrettanto
utile allo scopo.
Farmaci facilmente reperibili
in Italia e link alle istruzoni
Protazol(Sera): link al bugiardino con istruzioni e dosaggi
Faunamor (Aquarium Munster): link al bugiardino con istruzioni e dosaggi
https://www.aquarium-munster.com/wp-content/uploads/2025/01/GA-FAUNAMOR-USA-AM-750011_D012025P.pdf
Anche con l’impiego dei
farmaci è consigliabile l’aeratore per il movimento d’acqua e può essere utile
il buio, sempre per non agevolare il Teronte ed impedire l’evoluzione in altri
stadi della malattia che rendono il protozoo invulnerabile ad ogni trattamento,
anche farmacologico.
E’ possibile anche allungare
il trattamento di 24/36 h rispetto al bugiardino (magari effettuando un cambio parziale
e ridosando in proporzione il farmaco). Una strategia per diminuire le
probabilità di dover ripetere il trattamento (ricordiamo ancora che l’unica forma
attaccabile del parassita è quella libera in acqua alla ricerca dell’ospite,
quindi è importante che i "protozoi incistati nel fondo passino alla
fase di nuoto non più protetti dalla loro “corazza”.
Utile ribadire ancora che la
migliore medicina preventiva è la corretta gestione e che l’impiego di farmaci
in vasca dovrebbe essere sempre ben ponderato e limitato all’indispensabile per
diversi motivi.
Oltre che sull’parassita, questi
colpiscono infatti anche la flora batterica che colonizza l’acquario, dal
filtro, alle superfici agli arredi.
L’errato impiego può quindi facilmente
causare problemi peggiori di quelli che si cerca di curare, provocando la morte
dei pesci per avvelenamento da nitriti.
Ancora, l’impiego in abuso di tali
preparati, così come avviene ad esempio per gli antibiotici ad uso umano, può
provocare un “adattamento” progressivo dei patogeni ai farmaci utilizzati.
©Testo e foto dell’ autore dell’ articolo – Anno 2025
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